Redazionali

Fertilizzanti, la svolta bio italiana nel mirino dei fondi internazionali

18/05/2019

(Il Sole 24 Ore - Micaela Cappellini) «Chimica e agricoltura. È possibile che questo binomio sia meno tossico e più sostenibile? Sul fronte dei pesticidi poco si muove: nonostante la terza condanna consecutiva della Bayer nei tribunali americani per la cancerogenicità del glifosato, nessuno tra gli addetti ai lavori si aspetta che a breve sia pronto sul mercato un diserbante alternativo, altrettanto efficace (ed economico) ma meno rischioso.
La chimica in agricoltura, però, non è fatta solo di fitofarmaci. Per esempio, è fatta di fertilizzanti: sostanze che nutrono le piante e prevengono i danni, invece che proteggere a danno fatto. Non sono una fetta piccola della torta, perché in media rappresentano il 30% di tutta la spesa in chimica dei contadini.
Se c’è una parte della chimica agricola che fa innovazione sostenibile, è proprio questa. E per una volta, è l’Italia a detenere una leadership assoluta nel panorama mondiale.
Il cuore della ricerca italiana sono i biostimolanti, «gli Omega- delle piante», come li chiama il presidente di Federchimica-Assofertilizzanti, Giovanni Toffoli: integratori di origine naturale, bio-fertilizzanti che aiutano le piante ad assorbire meglio gli elementi nutritivi e a difendersi dagli agenti atmosferici. Grazie a loro, si possono usare meno fertilizzanti, «anche il 30% in meno», dice Toffoli. Ecco perché i biostimolanti sono un’innovazione sostenibile. E poi i fertilizzanti tradizionali, quelli chimici, si vendono a navi, mentre questi di nuova generazione si vendono a flaconi. Con un evidente risparmio in termini di materie prime, energia, acqua e anche trasporti...»